domenica 29 luglio 2012

Libero mercato... d'armi


Al traffico d'armi non manca mai occasione di lucrare sulle disgrazie: in tempo di pace rifornendo la criminalità organizzata e i gruppi terroristici, ma soprattutto in tempo di guerra che è un mercato ben più florido. A volte contribuisce anche ad allontanare la risoluzione dei conflitti, ad esempio nella guerra civile libica o all'attuale conflitto siriano di cui ha armato milizie d'ogni sorta. E a guadagnarci non è solo il mercato illecito, ma anche paesi come l'Arabia Saudita, l'Iran e ovviamente i maggiori produttori: Russia, Cina e Stati Uniti.
Questa settimana si è tentato di regolamentare questo triste commercio, stimato a 60 miliardi di dollari all'anno, per ridurre almeno i rischi che esso serva a perpetrare crimini di guerra o molto peggio.
Dall'incontro di New York purtroppo non è uscito un documento all'altezza delle aspettative, anzi non è uscito nessun documento definitivo. Agli Stati Uniti serviva altro tempo per decidere (magari dopo le elezioni di novembre), a Russia e Cina non garbava l'insistente riferimento ai diritti umani. Agli altri paesi convinti o meno della bozza non resta che aspettare una nuova tornata di negoziati rimandata sine die. I mercanti d'armi nel frattempo ringraziano dello status quo...


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